Sei qui: Home>I treni>Recensioni e prove di locomotive e rotabili> Roco 69110 "Binato Breda"
Il modello del famoso treno automotore, riprodotto da Roco, è senza dubbio interessante, per la sua eleganza, per il fatto che il materiale leggero è sempre merce rara... noi abbiamo subito comprato il modello per il funzionamento in AC (sistema Marklin): finalmente è disponibile un treno automotore italiano a tre rotaie! Marklin, infatti, trascura sempre più il nostro mercato... per fortuna Roco negli ultimi anni ha proposto una nutrita gamma di versioni AC dei suoi modelli.
Abbiamo poi anche la corrispondente versione più classica "a due rotaie"... così possiamo provare entrambi i midelli!
Al momento la gamma di versioni disponibili sono: due numerazioni delle ALn 442/448 (63110 e 63117 in DC, 69110 e 69117 in AC) e la versione anni 70, ALn 448/460 (63114 in DC, 69114 in AC)
Le nostre, 63110 e 69110, riproducono il treno quando effettuava i TEE "Mediolanum" tra Milano e Monaco, negli anni '60. Potrebbe anche essere un treno storico in epoca attuale, visto che in qualsiasi paese civile l'avrebbero conservato...
Il modello esteticamente si presenta molto bene per scala, proporzioni, colori, scritte. Solo gli scarichi sul tetto sono un po' troppo "plasticosi". Date le grandi dimensioni dei vetri della cabina si nota molto l'assenza dei macchinisti... strano, di solito nei modelli Roco ci sono sempre!
Ma il modello è comunque bellissimo a vedersi ed elegantissimo sul plastico: con la sua forma tondeggiante anni '50,le dimensioni imponenti e l'attraente colorazione cattura l'attenzione da lontano.
Un'immagine ravvicinata dell'elegante musetto
Ora tiriamolo fuori dalla scatola e mettiamolo sui binari. Il sistema di aggancio tra i due veicoli è solido e garantisce anche il collegamento elettrico, ma il dubbio è che sia molto fragile e duri poco nel tempo. Nelle istruzioni non spiega come separare le due automotrici, noi allarghiamo le linguette con il cacciavite ma... farà bene al gancio?
Sembra che i progettisti abbiano pensato che, una volta uniti, i modelli non si disaccoppino mai. Sarebbe bello ma è impossibile. Anche perché nella scatola i due pezzi vanno messi separatamente!! Speriamo bene ma la cosa non ci convince molto!
Per questo decidiamo di tenerlo sempre accoppiato, anche se questo comporta che non si riuscirà mai più a mettere nella scatola, come purtroppo accade spesso con i Roco. Ne costruiremo una apposta, ma non è piacevole.
È giunto il grande momento di far muovere il modello! La versione per l'alternata è dotata di serie di decoder "roco" (che in realtà è un lokpilot), mentre quella in CC ha la presa a 8 poli e la digitalizzazione è semplicissima... una volta compiuta l'impresa di levare la cassa!!!
Prima di provarlo abbiamo programmato indirizzo e curve di accelerazione e frenatura, che di serie sono piuttosto ripide.
Dopo la partenza tutto bene... inizialmente è un po' rumoroso, (niente di paragonable al fracasso che fanno i Marklin più vecchi), ma con un adeguato rodaggio il rumore svanisce. Alla prima curva cominciano i problemi: il modello è lunghissimo, perché il prototipo aveva dimensioni pazzesche (27,4 m) e la Roco l'ha fatto in scala esatta. Il raggio minimo dichiarato è di 358 mm, ma già sui 420 mm i respingenti sono a contatto in curva. Comunque, meccanicamente affronta le curve senza alcun problema, seppure non abbia un aspetto particolarmente agile!!
Eccolo su una curva da 420 mm...
Il problema soprattutto è di sagoma: le testate hanno uno sbalzo gigantesco ed è quasi certo che il modello rischia di sbattere in tutto ciò che si trova sull'esterno delle curve strette. Attenzione quindi, in particolare se avete ostacoli inamovibili (pali della linea aerea, segnali ecc...) molto vicini alla curva, destinatelo a una linea più libera, magari non elettrificata!!!
OOOOPS... Ci passo?
Superata l'avventura curve, affrontiamo una salita. Il vero binato Breda non era certo uno scalatore, ma il nostro modello, dopo un inizio molto incerto su salite ripide, non ssembra soffrire più di tanto, anche se in situazione estreme, si registra qualche slittamento in più rispetto ad altri modelli, principalmente per i seguenti motivi:
- la lunghezza della cassa e l'elevato passo rigido provocano un attrito enorme in curva (anche il passo dei carrelli è molto elevato);
- l'unico carrello motore è quello anteriore (lato cabina). Il motore è piccolo e messo il più in basso possibile nella cassa, in modo che non si veda. La massa aderente è forse ridotta, e in più, la scelta di motorizzare il carrello anteriore è discutibile, perché il cabraggio della cassa riduce ulteriormente l'aderenza. Se almeno fosse stato motorizzato il carrello lato intercomunicante invece che quello lato cabina...
Che il cabraggio sia un problema è confermato dal migliore comportamento in spinta.
- nel modello in AC la situazione potrebbe risentire anche dell'attrito provocato dal pattino.
Una foto della meccanica.. oltretutto smontarlo è terrificante!!!
Per concludere: il modello è sicuramente bello, gira bene e la meccanica pare valida. E' adatto all'uso sul plastico, ma con un po' di attenzione, come abbiamo evidenziato: in particolare, per la sagoma.
Per chi fa girare i treni ed è interessato al servizio sul plastico, sarebbe stato preferibile qualche compromesso sull'estetica e magari una migliore utilizzabilità del modello (magari qualche millimetro in meno di sbalzo sulle testate, o qualche tendina chiusa ma la trazione su 4 assi...). Ma chissà quanto avrebbe protestato il popolo delle vetrine! Visto come va il mercato del modellismo ferroviario in Italia forse Roco ha fatto una scelta adeguata alle richieste.
Resta comunque un bel modello, ad effetto, e dal funzionamento ottimo, seppure con qualche difettuccio (sagoma, aggancio, apribilità) che forse poteva essere evitato!